Perché un’associazione di genitori ed educatori?

Il comitato intende porsi in collaborazione con la scuola, in maniera propositiva, nella progettazione di eventi di formazione culturale ed educativa, nella promozione nelle scuole di “buone prassi” di educazione sessuale ed affettiva, che siano basate su un’antropologia armonica e completa e finalizzate ad un armonioso sviluppo psico-emotivo di bambini ed adolescenti.
Il comitato si impegna a sostenere una reale continuità tra scuola e famiglia, e a porsi altresì criticamente rispetto a scelte didattiche che oppongano dialetticamente le due realtà educative – scuola e famiglia – su temi sensibili quali l’educazione all’affettività e alla sessualità.
Il Comitato è nato per informare le famiglie, gli educatori e chiunque si trovi ormai a dover fare i conti con l’invadenza della ideologia del gender ed altre perniciose mode culturali, ed affiancarli teoricamente e concretamente, intervenendo anche direttamente, con azioni informative e formative, nei singoli istituti scolastici.
Il rapido balzo imporsi di normative distorte che, a partire dagli organismi internazionali, passando per l’Europa, coinvolgono a cascata anche il nostro sistema educativo nazionale, minaccia infatti gravemente la famiglia. Con l’intenzione – o il pretesto – della lotta al bullismo e alle discriminazioni, e attraverso il fittizio concetto di “genere” contrapposto al sesso biologico, il vero rischio – per certi versi l’obiettivo – di questi programmi è quello di mettere in discussione, bollandolo come un mero stereotipo, il concetto di persona maschile e femminile e quello di famiglia naturale formata da un uomo e da una donna, sostituendolo con multiple e mendaci nozioni di “famiglia”, quale l’unione tra persone dello stesso sesso, e di presentare come normale e arbitrario ogni orientamento sessuale.

I componenti del Comitato Genitori Articolo 26 non si pongono pregiudizialmente in opposizione a specifici progetti educativi e didattici né, tantomeno, contro singole persone o gruppi di persone, ma intendono interessarsi dei percorsi di crescita dei propri figli ed assumersi responsabilmente l’impegno ed il diritto-dovere di vigilare e contribuire al loro corretto sviluppo affettivo e relazionale, indipendentemente da discutibili mode culturali, contribuendo contemporaneamente allo sviluppo di una società veramente libera e civile, da lasciare loro in eredità.