Il paradosso della “festa del papà” che diviene divisiva: la vera discriminazione è sospendere la festa del papà

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In questi giorni ci stanno pervenendo segnalazioni che riportano che in più scuole di ordine e grado sono state evidenziate delle obiezioni riguardanti l’organizzazione dela festa del papà, in nome di un principio di non discriminazione delle famiglie omogenitoriali: la volontà, manifestata da parte delle istituzioni scolastiche, di accogliere tali richieste e di revocare quindi le iniziative a volte già programmate in occasione della festa del papà, appare incomprensibile.

La scelta di sospendere la festa del papà –  che si è festeggiata tra l’altro  nel nostro paese anche in periodi storici oggettivamente complessi come durante gli ultimi conflitti mondiali – si pone  in discontinuità con il mandato costituzionale della scuola stessa, di favorire nei giovani cittadini la condivisione di quelle tradizioni che costituiscono occasioni di crescita civica ed  il fondamento culturale stesso  della nostra società e ci appare invece  come un paradosso: coloro che ne chiedono la sospensione affermando di sentirsi discriminati,  a loro volta contribuiscono ad una forma di discriminazione verso gli altri  bambini della classe ai quali viene negato un momento di condivisione con i loro papà.

Come per ogni altra attività del curricolo facoltativo la soluzione è sempre la stessa: prevedere la possibilità di astenersi dal partecipare alla Festa (per qualunque motivo: lutti, separazioni difficili, omogenitorialità, …), modalità del tutto rispettosa di tutte le sensibilità e dei diritti educativi dei genitori e ben più inclusiva del mero e semplice appiattimento di tutte le istanze in favore di istanze di parte  non rispettose del pluralismo educativo e culturale che connota la  nostra società e la nostra comunità scolastica e di cui il servizio educativo pubblico deve farsi strumento.

Riteniamo quindi necessario, a tutela della libertà educativa e del pluralismo, che siano salvaguardate le istanze di tutti in modo da evitare che una posizione minoritaria, benché legittima, possa tradursi in una prevaricazione delle istanze educative espresse dalla collettività scolastica.

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