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Contrasto al bullismo
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Argomento molto dibattuto nell’ultimo periodo è la violenza che esplode tra i giovani, atti di bullismo tra pari, così come nelle relazioni con gli adulti, talvolta anche all’interno delle mura scolastiche. A primo sguardo si tende ad incolpare la nuova generazione per queste “sue” attitudini che reputiamo “assurde”, ma questo sguardo si rivela ben presto a corto raggio nel momento in cui si dimostra che il fenomeno si estende ad un numero di ragazzi non minoritario e di diverse estrazioni sociali. Domanda: forse la società del “pienessere” che abbiamo messo in piedi non riempe il nostro cuore di felicità?

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Si sono svolti con grande successo di consenso e di pubblico gli interventi di Articolo 26 in collaborazione con il Comune di Rieti. Il progetto, tuttora in corso, ha previsto numerosi incontri con varie associazioni ed è incentrato su tematiche connesse alle sfide contemporanee che i mondi delle scuola, della famiglia e delle realtà educative in genere sono chiamati ad affrontare in maniera congiunta e sinergica. Siamo infatti certi che ridare capacità educativa alla famiglia dia forza a tutto il contesto educativo, dalla scuola alla società intera.

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Proponiamo un estratto di un’intervista al sociologo Mario Salisci, nostro ospite nel convegno nazionale di Articolo 26 a Todi.
L'”Urlo di Munch”, parodiato ma per certi versi reso ancora più attuale dalla nostra immagine copertina di Homer Simpson, è insieme punto di partenza e punto di arrivo di un ragionamento che ci conduce attraverso la dissoluzione dei legami e il depotenziamento dell’autorità fino allo straripare delle relazioni virtuali, che spesso però finiscono per lasciarci soli, come nel caso degli adolescenti hikikomori in Giappone… e in Italia.
Salisci tratteggia anche la direzione verso cui muoversi: irrobustire le relazioni concrete, da quelle familiari a quelle in ambito sportivo, per formare personalità più stabili e solide; allora anche l’utilizzo dei social e della tecnologia più in genere sarà un surplus utilissimo e non “dannoso”.

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Il filo rosso che che ci unisce ad Alessandro D’Avenia, questa volta ci conduce ad incontrare un altro nostro punto di riferimento educativo, quel prof. Franco Nembrini che con un intervento apprezzatissimo ha chiuso il nostro convegno nazionale di Todi il 16 settembre scorso, parlandoci della sua amicizia con il disegnatore Gabriele Dell’Otto. In una nuova pubblicazione sull’Inferno, Nembrini “dipinge” Dante come un supereroe mentre le qualità di illustratore di Dell’Otto ne descrivono le gesta: si tratta di un eroe che, come quelli della Marvel che abbiamo imparato ad amare, mostrano un volto umano fatto di doti speciali unite a fragilità comuni. A ben vedere quindi, i supereroi non sono poi così distanti da noi comuni mortali e per questo motivo infiammano il cuore dei ragazzi: avere nel proprio destino cose “alte”, è scritto nel cuore di ogni uomo ed è un desiderio che non possiamo arrogarci il diritto di frustrare nei giovani di oggi.

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Di fronte agli schermi: ragazzi più annoiati, meno capaci di comprendere, più dipendenti, meno in grado di elaborare contenuti, più infelici. Le evidenze di tutto questo già sono di fronte ai nostri occhi nella realtà di ogni giorno e nero su bianco negli studi di chi ha approfondito in maniera specifica questo argomento, come si evince dall’articolo del prof. D’Avenia di cui suggeriamo la lettura completa – 10 min. circa 😉
Sia chiaro: l’intento non può e non vuole essere quello di “demonizzare” uno strumento: un dispositivo digitale è un mezzo e resta tale. Ma si tratta, piuttosto, di coltivare quegli spazi di incontro con la realtà (anche semplici, come un libro, il racconto di una fiaba, la lettura a voce alta a scuola e in famiglia, …) che predispongono ad una esperienza profonda del mondo sui due supporti: schermo e carta (da qui lo strano termine della bi-alfabetizzazione riportato nel titolo)

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Alessandro D’Avenia dedica uno dei suoi “letti da rifare” al tema della passione, quel fuoco che vorremmo divampasse nei nostri giovani dando senso e coraggio (insieme anche al necessario “gusto” per l’impegno e la fatica) alle loro esistenze.

Spesso ci ritroviamo a giudicare i ragazzi per l’indolenza o per il loro appiattimento su quelle che il prof2.0 ci aiuta a definire “dipendenze pre-confezionate”; ma come educatori talvolta non ci rendiamo conto che la passione nasce dalla passione e quindi la responsabilità di appiccare l’incendio nel cuore dei giovani è per primi nostra: sarà poi la sete di cose alte e belle dei ragazzi a farlo divampare!
Una possibile chiave per innescare questo effetto domino di passioni, la propongono in maniera per certi versi sovrapponibile sia D’Avenia in questo articolo, che il geniale filosofo Fabrice Hadjadj in un contributo di qualche tempo fa: sarà la meraviglia a mettere in moto tutto questo?

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A giudicare dalle statistiche disponibili a livello di comunità scientifica internazionale, i dati sulle dipendenze parlano chiaro: un fenomeno che disgrega la società e depaupera la possibilità dei giovani di impostare un futuro che sorrida loro, come risulta chiaro dall’estratto di questo contributo dello psicologo Claudio Risè, che ha fatto pubblicazioni in merito già da diversi anni.
Nonostante questo, l’impressione è che queste risultanze vengano scientemente sottovalutate o riposte sotto il tappeto, per non voler guardare e non dover intervenire. Articolo 26 al contrario propone una linea di intervento che faccia luce sul fenomeno delle dipendenze, parlando in maniera trasparente ai giovani e agli studenti, in maniera tale che essi siano nelle condizioni di poter giudicare e decidere in maniera responsabile in funzione di quanto reputano sia meglio per la loro vita

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Il prof2.0 Alessandro D’Avenia ci accompagna in un percorso delicato, conducendoci nella stanza privata in cui l’anima di un adolescente si va saldando per spiccare il volo verso la propria autonomia.
Nostro figlio si è trasformato in un “extraterrestre”? Questo suo improvviso esserci “alieno” certamente ci spaventa, ma va tenuto presente che si tratta del segnale di una crescita, che si configura nell’elaborazione di quello spazio personale che è l’intimità: è cura dei genitori per primi rispettare questo luogo prezioso e insegnare la cura e la difesa di un ambiente che dai ragazzi va riconosciuto e preservato per il resto della vita.

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Ci fornisce nuovi spunti di riflessione la rubrica del prof. D’Avenia (link) tra interessanti citazioni di serie tv che vanno per la maggiore oggi (come la “Casa di carta”, vedi foto) e approfondimenti illuminanti sulla strutturazione dell’io e sull’impatto dei ruoli nella formazione dell’identità: l’identità pur restando “plastica” non può permettersi di essere fatta di carta, né tantomeno liquida, come il pensiero main-stream intende suggerirci possibile e a volte desiderabile.

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