UNAR, ANDDOS e i nostri figli: ora basta! il MIUR coinvolga le famiglie!

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Dall’inchiesta de “Le Iene” (link) che ha portato alle dimissioni del direttore UNAR – Ufficio Anti Discriminazioni Razziali – Francesco Spano emerge una gravissima questione: non stiamo parlando dello scandalo dell’attribuzione di soldi pubblici ad associazioni gay nei cui circoli si praticano orge, prostituzione e attività omosessuali estreme che certamente ci scandalizza come cittadini e contribuenti, ma di un aspetto che in quanto genitori ci riguarda ancora più da vicino.

ANDDOS, l’associazione sulla quale sono stati accesi i riflettori dal servizio di Filippo Roma, destinataria di 55.000 euro di finanziamenti da parte dell’UNAR, è tra le capofila della rete di associazioni “Educare alle differenze” che da anni opera nelle scuole pubbliche su incarico di enti locali o di singoli istituti per svolgere progetti di educazione sessuale e di “educazione di genere”. Tale rete fa capo all’associazione romana SCOSSE e ne fanno parte anche l’ARCIGAY e il Circolo di Cultura Omosessuale intitolato a Mario Mieli, storico attivista LGBT e difensore della pedofilia.

“Educare alle differenze” ha preso slancio dalla ben nota “strategia Nazionale LGBT” dell’UNAR per le scuole avviata nel 2013 con la collaborazione di 29 associazioni esclusivamente del mondo LGBT, dalla quale nel 2014 è scaturita una discutibile iniziativa bloccata in extremis dal MIUR che ha constatato i contenuti oltremodo critici di libricini ideati per scuole pubbliche di ogni ordine e grado (link).

SCOSSE si aggiudica da anni i fondi destinati dal Comune di Roma a corsi rivolti alle educatrici dei nidi (link) e quelli dell’Unione Europea destinati a progetti contro il bullismo (link), sebbene abbia auspicato pubblicamente l’inserimento del tema del transessualismo nelle scuole per bambini da 0 a 6 anni (link).

In passato ha fatto anche discutere l’attività di un’altra associazione promotrice di “Educare alle differenze”, ARCIGAY Il Cassero di Bologna nota per aver promosso festini gay a sfondo blasfemo (link), che è stata accreditata per promuovere in alcuni istituti scolastici un’educazione sessuale ispirata all’ideologia “gender” (video).

Ora è la volta di ANDDOS, che secondo la presidentessa di SCOSSE è da considerare un “esempio virtuoso all’interno della rete Educare alle differenze(video) e che intende portare a breve in moltissime scuole d’Italia il progetto “Parlami d’amore” per l’educazione alla sessualità e contro le discriminazioni “di genere”. Si tratta di un’iniziativa (link), curata da ANDDOS insieme alla rete di “Educare alle differenze”, finalizzata tra le altre cose ad insegnare ai giovani a “decostruire la realtà” e ad introdurli al concetto di “identità di genere” così come teorizzato da John Money, il famigerato sessuologo statunitense considerato il guru dell’ideologia “gender”.

Per i genitori italiani che affidano ogni giorno i propri figli alla scuola pubblica – ragazzi a volte già esposti a molteplici problematiche – è a dir poco preoccupante avere un’ulteriore conferma in merito all’inadeguatezza educativa degli esperti ai quali l’ufficio governativo UNAR e molte altre istituzioni affidano da anni “il contrasto alle discriminazioni”, sotto consistente compenso.

Anche di fronte all’evidenza del servizio de “Le Iene”, verranno bollati come omofobi quei padri, madri e nonni che “oseranno” esprimere preoccupazione e sdegno? Dalla lettura dell’ultimo comunicato di ARCIGAY (link) sembra proprio dì si.

E risulta assurdo quanto si sente ripetere a più riprese dai soggetti chiamati in causa, non da ultimi la Senatrice Monica Cirinnà e il rappresentante della stessa ANDDOS intervenuti nella puntata di Matrix di martedì 21 febbraio, e cioè che l’UNAR non finanzierebbe le associazioni ma i progetti. Come se non fossero le associazioni ad attuare i progetti! (link)

Ciò che rileva in tutta questa brutta vicenda infatti non è se i soldi erogati dell’UNAR vengano spesi per finanziare circoli che organizzano orge piuttosto che essere impiegati per l’azione di ANDOSS nelle scuole. L’insegnamento infatti non è affatto un canale neutro che veicola solamente un certo messaggio. Al contrario lo stile di vita di un educatore e il suo ambiente culturale di riferimento contano tantissimo: per certi versi i giovani recepiscono più questi che il mero contenuto informativo di cui sono destinatari, peraltro nel merito più che discutibile.

Dopo questa vicenda su ANDDOS e su tutta la rete “Educare alle differenze” pesano ancor più di prima delle ombre che rendono inaccettabile il loro ingresso indiscriminato nelle scuola pubblica: come adulti, genitori ed educatori, non possiamo chiudere gli occhi se vogliamo davvero prenderci cura responsabilmente delle nuove generazioni.

L’UNAR durante i mandati delle sue due ultime presidenze si è distinta per il carattere ideologico delle iniziative proposte; ha abusato dell’incarico conferitogli per promuovere l’agenda LGBT, strumentalizzando il grave problema del bullismo ed estromettendo completamente le associazioni dei genitori su un ambito tanto delicato e cruciale.

La nostra denuncia più volte presentata, che ribadiamo con forza ora dopo l’inchiesta televisiva del programma di Italia Uno e considerando anche il rischio legato alla possibile emanazione da parte del MIUR delle tanto discusse e attese linee guida per la lotta alle discriminazioni che potrebbero favorire un accesso ancor più facilitato di queste associazioni nelle scuole pubbliche, è quella di chiedere che sia avviato un processo di smantellamento e riorganizzazione dell’UNAR, che le sue attività nelle scuole siano immediatamente sospese e che contestualmente venga convocato dal MIUR un tavolo tecnico con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori per elaborare una strategia di contrasto alle discriminazioni che sia condivisa, fondata e rispettosa del primato educativo delle famiglie garantito dalla Costituzione Italiana e dalla Dichiarazione Universale.

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