Sull’educazione di genere le scuole devono chiedere il consenso ai genitori: ma questo avviene davvero?

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Durante il Question Time di ieri 12 Aprile 2017 alla Camera il ministro Fedeli ha ribadito che nella scuola non può entrare l'”ideologia gender” (di cui finalmente anche il governo ammette l’esistenza) e che le scuole devono riconoscere ai genitori obbligatoriamente il “diritto al consenso informato e all’esonero dei figli” da tutti i progetti relativi all’educazione di genere e contro le discriminazioni che essi non condividano.

Evidentemente si ammette che esistono progetti non condivisibili e si certifica così che le associazioni di genitori sono riuscite a far sentire la propria voce!

Ora il Ministro passi dalle parole ai fatti assicurandosi che tutte le scuole del paese rispettino quanto da lei ufficialmente dichiarato; garantisca l’obbligo dell’esonero e dell’attività alternativa “anche per le attività controverse svolte in orario scolastico” nel rispetto del diritto allo studio; e infine chiarisca una volta per tutte nelle linee guida del comma 16 che il termine “genere” si deve intendere solo come sinonimo di sesso maschile/femminile, nel rispetto della tradizione culturale e pedagogica italiana.

Solo così si terranno alla larga dalla scuola pubblica tutte le scriteriate strumentalizzazioni che i genitori e i docenti di tutta Italia ci segnalano ormai da mesi.

I genitori e i docenti del Comitato Articolo 26 continueranno in ogni caso a monitorare e a segnalare ogni abuso direttamente al Ministro e ad impegnarsi decisi perSull’educazione  di genere le scuole devono chiedere il consenso ai genitori:ma questo

#Liberidieducare!

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