Se ai Cobas non va giù la libertà educativa dei genitori…

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Lascia senza parole il comunicato dei Cobas di Bologna relativo al presidio del 20 giugno tra i cui obiettivi c’era anche la “richiesta di una nota ufficiale dell’USR che si esprimesse chiaramente contro le indebite ingerenze nel funzionamento delle scuole da parte di sedicenti associazioni di genitori, che hanno l’obiettivo di provocare ingiustificati allarmi e di condizionare le attività delle scuole, inficiando la libertà di insegnamento e subordinando la stessa al cosiddetto “consenso informato”. Come se questi contenuti potessero essere oggetto di scelta discrezionale da parte delle famiglie, e non tematiche la cui trattazione è in realtà prevista dal MIUR stesso!”

Nel testo si afferma che sarebbe “sottovalutata l’azione organizzata di diversi gruppi integralisti cattolici e neofascisti, che attraverso l’attacco alla presunta e inesistente teoria del gender, mirano a colpire la scuola pubblica, laica e pluralista” per cui sarebbe necessario “tenere alta l’attenzione intorno ai temi dell’antifascismo, dell’antisessismo e della libertà di insegnamento.”

Siamo di fronte alla conferma di quei fatti molto chiari che stiamo denunciando da mesi, e per cui sabato 17 giugno oltre 1000 genitori hanno manifestato a Roma di fronte al MIUR. Dalla lettura del comunicato risulta chiaro che:

  1. le rassicurazioni fatte dal Ministro Fedeli in Parlamento in merito alla supposta “necessità del consenso dei genitori per gli studenti minorenni per attività non curricolari non bastano; serve un pronunciamento formale immediato per porre argine agli abusi che si verificano in molte scuole oltre che alle strumentalizzazioni dei gruppi radicali, che rivelano le gravi intenzioni ideologiche spesso sottese in tema di non discriminazione, affrontato in molti casi con obiettivi ben diversi da quelli esplicitamente dichiarati che, come si è più volte ripetuto, sono assolutamente condivisibili da famiglie e docenti.
    Il Ministro ha ribadito ben due volte alla Camera, Il 12 e il 27 aprile,  che “la partecipazione a tutte le iniziative extracurricolari, inserite nel piano triennale dell’offerta formativa, e facoltative, prevede la richiesta del consenso da parte dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi, se maggiorenni, i quali, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza” come previsto dalla nota del 6 luglio 2015 e come Il  MIUR  ha scritto anche in una nota giunta nei giorni scorsi al quotidiano la Verità.
    È chiaro quindi che se il Ministro Fedeli non formalizzerà questa interpretazione, le sue dichiarazioni ufficiali, rese anche in sede istituzionale, non potranno che essere ritenute dalle famiglie come l’espressione di semplici buone intenzioni di facciata e sempre disponibili alle più disparate (e scriteriate) interpretazioni.
    Se così non fosse l’Ufficio Scolastico Regionale di Bologna già avrebbe dovuto comportarsi in modo conseguente, ma così non è stato. E’ dunque evidente che fin quando il Ministro non si pronuncerà chiaramente e formalmente in favore del diritto al consenso informato, saranno sempre più frequenti le divergenze  tra MIUR, gli Uffici Regionali e le singole scuole. E sarà crescente l’insicurezza e la confusione delle famiglie di fronte ad un diritto loro riconosciuto dalla Costituzione e dalle carte internazionali.
  2. le recenti mobilitazioni di genitori stanno facendo uscire allo scoperto la pretesa autoritaria di chi si oppone al coinvolgimento di genitori e docenti nel definire il Piano dell’Offerta Formativa delle scuole.
    Si arriva addirittura al paradosso sconcertante di accusare odiosamente i genitori che chiedono di educare i loro figli insieme alla scuola, senza essere sostituiti o, peggio, scavalcati da essa, fino ad additarli come nemici della libertà dei docenti. I genitori chiedono invece semplicemente di poter educare i loro figli in alleanza con la scuola nel rispetto della libertà di insegnamento dei docenti e della libertà educativa delle famiglie.

Ma davvero in Italia quel che decide il Ministero su tematiche strettamente educative (e non tecnico – didattiche) non è soggetto al principio universale e non negoziabile del diritto educativo dei genitori? Si vuole forse arrivare alla rieducazione di Stato, contro qualsiasi rispetto del pluralismo e in evidente spregio alla democrazia, nelle scuole e non solo? Tanto varrebbe allora, almeno per coerenza, riscrivere sul Palazzo di Viale Trastevere “Ministero dell’educazione nazionale”, questo sì, di fascista memoria.

Diventa sempre più chiaro come non possono bastare i riferimenti vaghi al Patto di corresponabilità scuola famiglia che il MIUR vorrebbe rilanciare in autunno!

Senza il riconoscimento completo e limpido dei diritti delle famiglie  non ci sarà alternativa se non il rifiuto di firmare il Patto di Corresponsabilità Educativa, primo sciopero dei genitori, inteso come obiezione di coscienza  nei riguardi di una scuola che prevarica i propri compiti Costituzionali.

In riferimento, poi, alle associazioni di genitori definite come “sedicenti” invitiamo gli autori del comunicato a verificare la consistenza delle “loro associazioni”, invece di attribuire ad altri le proprie deficienze organizzative e di rappresentanza. Noi siamo per il rispetto delle libere aggregazioni di cittadini, contro ogni forma di linciaggio moralistico e ideologico.

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