Qualche dubbio che ci resta sui testi scolastici (caro libri a parte)

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Questo comitato non è nato con l’intento  di scrivere  impeccabili articoli giornalistici.

Siamo genitori, docenti e professionisti dell’educazione, preoccupati dell’accelerazione impressa nel nostro paese all’ideologia gender (anche se i nostri detrattori sostengono che questa sia una invenzione della destra o della Chiesa: al massimo questa etichetta non rende ragione di quante correnti di pensiero in realtà essa nasconde, ma sono banali questioni di forma) e non professionisti della carta stampata (neanche on line).

Quindi non vi formalizzerete se dopo una giornata al fulmicotone tra figli – lavoro – studio – scuola – iscrizione in palestra – spesa e un salto al CAF per il modulo ISEE  (per risparmiare due soldi sulla mensa scolastica)  il tempo che ci resta per scrivere queste righe, sommata alla nostra (nulla) esperienza con penna e calamaio, potrà al massimo partorire una chiacchierata tra amici e non certo un saggio da premio Pulitzer.

Vi volevamo parlare dei libri che nelle scuole sono utilizzati come strumento della propaganda omosessista e lo faremo, un po’ per volta magari, ma lo faremo. Desideriamo condividere le nostre idee (e magari i nostri ideali) e dare qualche mezzo in più a quanti come noi hanno bisogno di rinforzare i propri argomenti e non sentirsi soli, visto che “chi alza la voce contro l’ideologia gender deve fare i conti con l’emarginazione, con il mobbing, con la perdita del lavoro” (G.Kuby)

E’ forse inutile ricordare che le  fiabe “gay” in Italia sono state già introdotte dal comune di Venezia e poi a Treviso e in Lombardia, che a Roma gli scaffali di molte direttrici didattiche di asili nido pullulano di testi con le due gattine, i due pinguini, un piccolo uovo o il “Segreto di papá” (che è un fidanzato di nome Luca)? Testi che fanno parte di bibliografie consigliate addirittura da docenti universitari, e quindi se una maestrina alle prime armi se li  trova sulla cattedra è pure contenta di usarlo che fa bella figura (è triste però leggere che  questi docenti spiegano alla maestrina che la “famiglia tradizionale è permeata di conflitti e si basa sull’autorità, mentre quella affettiva – leggi : omosessuale – si basa sulla circolazione degli affetti, è meno interessata dai conflitti e fa crescere i figli più felici”… Salvo poi scoprire su Youtube che tali professori sono attivissimi sostenitori dei diritti LGBT e scrivono libri a favore delle famiglie “arcobaleno” (non certo della famiglia naturale…). Quindi ben venga il “Gran Libro delle Famiglie” e compagnia bella!

E’ forse vano aggiungere che la casa Editrice “Lo Stampatello” (che pubblica molte di queste storie) si accoda ad altre iniziative europee  come quelle della spagnola Nube de Ocho, che scrive “finalmente” (!) di una principessa promessa sposa che però si scopre non ama un altro principe bensì una bella chica straniera (della serie: c’era una volta, e  ora non c’è più…)

Del resoconto delle vette poetico-amorose della Mazzucco nei testi per adolescenti siamo stufi e  nauseati (in tutti i sensi…)

Può essere forse più interessante fare presente che in Francia (o non abbiamo capito che anche il relativismo è global e cammina per osmosi?) da pochi giorni è stata messa nella posizione strategica di capo della scuola pubblica Najat  Vallaud Belkacem, una delle maggiori sostenitrici dei diritti LGBT (fu lei ad inventare l’ABCD de l’egalité che decretò il successo dell’omosessismo nelle aule scolastiche). Per attuare la parità donne-uomini (neanche l’ordine dei termini è casuale), il suo obiettivo è “cambiare la mentalità”, facendo un po’ per volta sparire questi “benedetti”(!) stereotipi di genere…

Già proprio quella Francia “liberté-egalité” che vuole far credere ai bambini che è egale se i loro papà un giorno tornano dall’ufficio in gonna a tubo e calze 15 den anziché nel solito spezzato grigio e cravatta, grazie a chicche letterarie come “Papa porte une robe” (Editions Seuil – 2004)

In un bellissimo saggio che vi abbiamo proposto qualche tempo fa su questo sito, il professor Antonio Malo ci ricordava che:

“L’autrice del libro La rivoluzione sessuale globale (Die globale sexuelle Revolution), la sociologa e pubblicista tedesca Gabriele Kuby, è una delle poche voci che con autorità riconosciuta si levano per criticare il relativismo occidentale odierno. A lei si deve, ad esempio, che il ministro federale della famiglia in Germania, Ursula von der Leyen, sia stata obbligata a togliere dalla circolazione il libro di educazione sessuale Corpo, amore, il gioco del dottore, in cui fra altre aberrazioni si invita ai genitori a giocare sessualmente con i loro bambini.

Perché, come spiega l’autrice in un altro capitolo, per distruggere il fondamento della famiglia si deve minare l’unione eterosessuale, il che non è facile fra adulti nella stragrande maggioranza eterosessuali. Invece i bambini e gli adolescenti possono essere facilmente plasmati, soprattutto se chi occupa il ministero delle politiche familiari condivide quest’ideologia. Come documenta Kuby, sempre più spesso nella scuola e nel giardino d’infanzia i bambini vengono sessualizzati con giochi, fiabe, rappresentazioni teatrali. Essi vengono così derubati dell’innocenza tipica dell’infanzia (anche per il famigerato dottor Money bisognava erotizzare l’umanità fin da subito, in modo da privarla della sua componente aggressiva, ben descrivendo il motto dell’associazione nord americana per l’amore tra uomini e bambini (NAMBLA): “sex by eight or it is too late”). Si presenta ai bambini ogni sorta di pratica sessuale come scelta equivalente incoraggiandoli a esperimentarla. Con ciò la loro personalità può subire cambiamenti irreversibili. Inoltre, le istanze statali creano strutture per minare attraverso l’educazione sessuale generalizzata e obbligatoria a partire dalla scuola materna il diritto e l’autorità dei genitori. Nell’implementazione dell’ideologia di genere gioca anche un ruolo decisivo la violenza linguistica e la pornografia, definita dall’autrice la nuova piaga globale.

Per ora ci fermiamo qui. A breve  faremo il punto, sul perché , in poche parole, non vogliamo certi libri e certe storie tra i banchi dei nostri figli, e come possiamo spiegarlo, così, appunto, come in una chiacchierata tra amici…

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