Lettera aperta a Orizzonte Scuola

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Riportiamo di seguito, per ragioni di chiarezza, le tappe relative al dibattito sulla libertà educativa secondo quanto riportato – anche se parzialmente – da Orizzonte Scuola.
La pubblicazione del comunicato dei Cobas Bologna in merito a presunte ingerenze di associazioni locali riguardo a iniziative educative controverse e divisive – di cui riportiamo il link, esigeva da parte nostra una presa di posizione in favore dei diritti costituzionali dei genitori attraverso il seguente comunicato stampa, attualmente non ancora pubblicato da Orizzonte Scuola: link.

Ciò nonostante i sindacati locali rilanciano, ancora una volta sulle pagine di Orizzonte Scuola, inasprendo ulteriormente i toni con un nuovo comunicato dell’USB Bologna: link.

In relazione a ciò,  per i necessari chiarimenti e puntualizzazioni, abbiamo indirizzato una lettera aperta al Direttore di Orizzonte Scuola. La lettera nona ha avuto riscontro.

Lettera aperta al Direttore di Orizzonte Scuola

Gentile Direttore,
Dalla lettura del comunicato dell’USB Bologna apprendiamo che la vostra testata si fa nuovamente interprete delle istanze rappresentate nel comunicato dei Cobas di Bologna da Voi di recente pubblicato, rilanciando a sua volta la tesi negazionista della bufala gender e cedendo alla tentazione di etichettare, faziosamente e strumentalmente, come integralisti e neofascisti, cittadini liberamente associati che chiedono solo di esercitare un diritto costituzionale.

In primo luogo riteniamo che nell’attacco ai genitori che intendono occuparsi dell’educazione dei figli, definendo “ingerenze inaccettabili” le loro richieste riguardanti il pieno esercizio della libertà educativa, sia dimostrato che i Cobas e l’USB – speriamo non Orizzonte Scuola – darebbero volentieri una mano a coloro che nel nostro Paese vorrebbero riscrivere la nostra Costituzione, la quale attribuisce inequivocabilmente ai genitori l’inalienabile diritto-dovere all’educazione dei figli. Ci auguriamo che Orizzonte Scuola abbia omesso di pubblicare la nostra risposta al comunicato dei Cobas solo per una svista, e che possa rimediare al più presto.

Orizzonte Scuola inoltre, in qualità di organo di informazione operante nel settore scolastico, dovrebbe sapere che il consenso informato preventivo e la facoltatività dei progetti educativi sui temi sui cui i genitori chiedono di avere voce in capitolo, sono già previsti dalla normativa scolastica – a partire dal DPR 275, alle circolari MIUR 4321 e 1975 del 2015, fino ai due pronunciamenti alla Camera del 12 e 27 Aprile scorso a firma dello stesso Ministro Fedeli. E dovrebbe altresì riconoscere che quello che le associazioni chiedono è solo il rispetto di leggi e norme esistenti, attraverso l’introduzione di misure idonee che ne garantiscano la corretta applicazione. Riguardo invece alla tesi della “bufala gender”, sembrerebbe che la Vostra redazione abbia omesso di verificare le informazioni e le fonti e di documentarsi sull’argomento, diffondendo, purtroppo, una bufala sulla bufala e facendo così, di fatto, pura disinformazione.

Rispetto al riferimento a una “supposta” e a una “presunta” ideologia gender è infatti possibile addurre numerose prove concrete della sua esistenza; se ne trova una inequivocabile definizione nelle “Linee guida per un’informazione rispettosa delle persone LGBT” redatte dall’U.N.A.R., in cui si definisce l’identità di genere come «il senso intimo, profondo e soggettivo di appartenenza alle categorie sociali e culturali di uomo e donna […] indipendentemente dal sesso anatomico di nascita» – da cui l’ovvio corollario che le due cose non necessariamente coincidono – e la si trova ormai perfettamente codificata anche in vari libri di testo scolastici. Essa quindi non solo esiste ma, come è dimostrato da vari dossier sui casi critici accertati, circola nelle scuole già da tempo ed è talvolta inserita anche negli insegnamenti curricolari. A Bologna in questa scia si muovono progetti diffusi dalle ASL come W l’Amore e tutte le iniziative del Cassero Arcigay che i Cobas e l’USB del territorio dovrebbero ben conoscere.

Rispetto al comma sedici della legge 107, invece, benché il riferimento all’ideologia gender non sia esplicito, esso è ottenuto attraverso una serie di rimandi legislativi, a mo’ di scatole cinesi; il comma sedici infatti, assieme ad altri condivisibili intenti  (lotta al bullismo e alla violenza sulle donne, parità tra uomo e donna, eccetera) fornisce il pretesto affinché il gender sia surrettiziamente introdotto nelle scuole come cavallo di Troia – secondo quanto testimoniato da numerosi casi documentati – e servito come una polpetta avvelenata. […]. Siamo altresì convinti che educare al rispetto delle differenze significhi non solo educare al rispetto dei diversi orientamenti sessuali ma anche al rispetto dei differenti approcci educativi; e in ciò non ci sembra che l’estromissione dei genitori non allineati con alcune proposte educative, possa costituire un buon esempio in tal senso da parte dell’istituzione scolastica, che in questo modo correrebbe anche il rischio di contraddirsi.

Crediamo invece che solo una scuola che sappia accogliere e farsi carico delle plurali istanze educative espresse dalle famiglie – nei termini previsti dalla legge e dalla normativa scolastica – possa dirsi veramente laica, pluralista ed inclusiva.

Associazione Comitato Articolo 26.

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