La propaganda “gender” continua a Bologna

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Nel dibattito in corso sulla questione “Il gender esiste o no?”, è corretto chiarire che non esiste un’ unica “teoria gender” come si è soliti indicare per necessità di semplificazione, e che il concetto di genere è stato sviluppato in molti modi diversi in altrettanti studi dagli esiti assai variegati, negli ultimi anni.

Ma è necessario anche ribadire che queste “50 e più sfumature di gender” troppo spesso coabitano pericolosamente e ambiguamente mescolate.

Marguerite A.Peeters  ne “Il Gender: una questione politica e culturale” lo spiega con un’immagine efficacissima: “Si potrebbe descrivere il gender come un insieme olistico di cerchi concentrici fornito di un nucleo duro radicale.I cerchi più esterni rappresentano i progetti capaci di sedurre la maggioranza, come quelli legati all’educazione. Ma l’analisi dimostra che il gender è un processo rivoluzionario centripeto il nucleo duro attira a sé i diversi cerchi e li lega alla sua ideologia e assicura l’unità ideologica dell’insieme”.

Con una formula di Cartesio: larvatus prodeo, “procedo mascherato”. E il gender procede.

Un fatto di recente cronaca ci aiuta a comprendere come questo sia vero.

slidescosse_ed3Il 23 e 24 settembre scorso si è tenuta a Bologna la terza edizione del convegno Educare alle Differenze, rivolto a docenti ed educatori affluiti da tutta Italia. Obbiettivo: diffondere la cosiddetta “educazione di genere”. I promotori sono 3 associazioni del femminismo radicale e della galassia LGBT: SCOSSE, Stonewall e ALICE.

Tante e diverse le realtà presenti e tutte attive nelle nostre scuole: dagli Istituti Universitari di Studi di Genere fino ai centri anti-violenza, alle associazioni del femminismo di genere e dell’ attivismo gay, come Il Circolo Mario Mieli o il Cassero di Bologna, finito alla ribalta per i festini in costume “evangelico”.

Tante le proposte lanciate nel raduno dai vari relatori. Tra i messaggi più significativi  l’invito agli insegnanti a “mettere mano alle relazioni inique” familiari tradizionali, portando “la militanza nella scuola”; e a proporre agli alunni figure ”neutre non sessualmente definite”, ponendo davanti ai bambini situazioni che “costituiscano pietre d’ inciampo”. Concetti davvero sconcertanti per chi ha sempre inteso la scuola pubblica come servizio educativo fondato sulla scienza e sulla ricerca del benessere dei bambini e al riparo di qualsiasi ideologia.

crTra le attività didattiche pratiche: leggere ai bambini tra i 3 e 6 anni libri che raccontino non solo di donne “audaci” ma di rapporti lesbici come “Cattive Ragazze” (una new entry accanto ai libricini “classici” sulle due mamme e i due papà, in questa sede proposti già per i bimbi del nido) e insegnare agli adolescenti che l’orientamento sessuale è sempre indipendente – e non solo in casi particolari – dal sesso biologico: identità sessuata e sesso biologico sono stati presentati come petali di un fiore che ci sono o non ci sono non fa niente; insinuando con questa immagine poetica quell’identità frammentata e fluida affermata dalle teorie di genere più radicali come il pensiero queer.

casseroGli “educatori” del Cassero hanno anche suggerito che se un collegio dei docenti si oppone all’introduzione dei loro progetti nelle scuole, per ottenere il lasciapassare si potrebbe usare “un piccolo escamotage: far passare l’attività come inerente alla didattica sulla tutela dei diritti umani”.

Niente di sorprendente per chi segue da anni questo vasto movimento progender, visto che nell’edizione del 2014 era stato addirittura proposto di portare il tema del transessualismo tra i bambini della scuola d’Infanzia.

Questi esempi però rendono bene la variegata complessità della realtà “educazione di genere” e le sue pericolose aperture di significato che vanno in 3 direzioni:

– cancellare le caratteristiche fondanti il maschile e il femminile, buttati nella spazzatura insieme ai concetti di  famiglia naturale ed  eterosessualità, perché ritenuti “stereotipi”;

– contrapporre i due sessi, amplificando anziché risolvere, a nostro modo di vedere, l’antagonismo uomo donna alla base di quella violenza che si dice di voler combattere con l’ educazione di genere;

– promuovere la fluidità sessuale equiparando ogni orientamento, proprio durante la delicata età evolutiva dei ragazzi.

E realmente questa è  l’educazione di genere, alla parità tra i sessi e contro le discriminazioni che si sta diffondendo in Italia, attraverso molti progetti educativi e iniziative politiche di diversa matrice, tutte collegate al concetto di identità di genere.

Il Microcosmo variegato rappresentato nel convegno nazionale di Bologna è lo specchio del macrocosmo “educazione di genere” in cui si confondono “sapientemente” tutte quelle le realtà critiche che stiamo denunciando da più due anni e su cui si è espresso in modo netto anche il  Papa pochi giorni fa parlando del gender come di una guerra mondiale contro la famiglia, in atto nelle scuole di tutta Europa.

E’ ovvio che si possa parlare con onestà intellettuale delle condizioni socioculturali delle donne e delle pari opportunità come si limitano a fare alcuni  studi “di genere”, ma date le implicazioni così gravi dell’ introduzione stessa della categoria gender – soprattutto a partire dagli sviluppi del post femminismo – non sembra intelligente minimizzare le recenti denunce di Papa Francesco.

Permettete una proposta da chi lavora direttamente nella scuola. Data la confusione che il termine genere (estraneo alla nostra cultura e alla nostra lingua, in cui – guarda un po’ – è un nome neutro) sta creando e visto che nel calderone “educazione di genere” ci  si infila di tutto, perché non eliminiamo completamente questo termine dalla pratica didattica tornando, quando serve,  a parlare di sesso maschile e femminile, anche nelle sue caratteristiche sociali e culturali?

L’esperienza insegna che finora l’insegnamento del gender ha provocato non poca confusione tra gli studenti ed è risultato poco efficace anche secondo il parere dei docenti. Vale quindi la pena interrogarsi sull’efficacia del metodo.

Come scrive Laura Palazzani (ordinario di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Giurisprudenza della LUMSA di Roma; vicepresidente del Comitato Nazionale per la Bioetica) “Le gender theories intendono dimostrare come l’identità di genere (costruita dalla percezione psicologica e dalla socializzazione) abbia e debba avere una priorità rispetto all’identità sessuale . La studiosa mette in guardia, ammonendo che l’accettazione delle teorie gender comporta “un ‘pendio scivoloso’,lo ‘scivolamento’ inevitabile nella direzione della ‘neutralità’ sessuale. Le teorie gender annullano il dualismo sessuale e aprono al “pansessualismo” o “polimorfismo” sessuale.”

Di fronte ai tentativi maldestri della filosofa Michela Marzano o di Gayburg di denigrare il Papa come disinformato, o a quelli di chi getta acqua sulle parole del Santo Padre anche nel mondo cattolico, ci piacerebbe che qualche voce autorevole si facesse sentire e che la scienza supportasse il nostro tentativo di persone semplici, ma con le mani in pasta da anni nel mondo dell’ educazione, di fermare questa deriva ideologica. Alla preoccupazione espressa a chiare lettere dagli ultimi tre papi dovrebbe far eco un maggiore sforzo congiunto scienza – buon senso nel fronteggiare una vera emergenza antropologica.

Ribadendo se servisse che non si tratta mai di discriminare le persone (donne uomini, persone con tendenze omosessuali) e che la scuola italiana educa da sempre all’inclusione di tutti: non c’è bisogno che salgano in cattedra le femministe o gli attivisti del Cassero di Bologna.

Ma guai se la scuola smettesse di insegnare a discriminare le idee e i modelli di vita e di società, di identità: avrebbe fallito la propria missione e si trasformerebbe, come purtroppo già oggi in alcuni casi accade, in un campo di rieducazione al pensiero politically correct.

nolineeguidaC’ è da riconoscere però che il movimento spontaneo Stop Gender che si è affermato con i due Family Day nati dal basso, sta muovendo una rinnovata presa di coscienza da parte soprattutto dei genitori italiani. Pensiamo che le manifestazioni organizzate davanti al MIUR il 25 Giugno scorso e quelle del 30 settembre di fronte  a 16 Uffici Scolastici Regionali dal Comitato Difendiamo i Nostri Figli, abbiano sicuramente contribuito a  fermare la pubblicazione delle linee guida sull’educazione di genere che il MIUR attese prima dell’estate e che dovrebbe essere diffuse a breve (alla stesura del documento avrebbero contribuito anche specialisti presenti al raduno di Bologna come Graziella Priulla, docente all’università di Catania, che da anni sostiene l’introduzione dell’educazione di genere nelle scuole…)

A questo punto ci auguriamo che si stia rivedendo decisamente tutto l’impianto del documento, soprattutto se fossero vere le gravissime indiscrezioni trapelate a giugno.E soprattutto che venga riconosciuto formalmente il primato educativo delle famiglia attraverso la facoltà di scelta, con il cosiddetto “consenso informato preventivo” e la possibilità di esonero su tutti i temi educativi,in primis educazione affettiva e sessuale.

Siamo tutti d’ accordo che la scuola debba educare contro la violenza ed il bullismo ma nel rispetto del pluralismo educativo e culturale,senza discriminare le scelte delle famiglie.

La sfida gender ha rimesso in gioco il grande tema della libertà di educazione. Ed è ora anche per noi genitori di riprendere in mano la responsabilità educativa a cui siamo chiamati, ricominciando a partecipare nella scuola senza lasciare più deleghe in bianco.

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