Incontro con il Ministro – Le associazioni: “Su libertà educativa Miur lascia ancora troppe incognite”

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I referenti delle realtà del Family Day sono stati ricevuti ieri dal Ministro Fedeli per discutere il consenso informato preventivo dei genitori sulle attività a rischio Gender

In data 31 luglio 2017 siamo stati ricevuti dal Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli in qualità di associazioni rappresentanti il vasto movimento di popolo che negli ultimi anni ha rimesso al centro dell’attenzione pubblica il tema del diritto di priorità educativa dei genitori.Le nostre associazioni hanno contribuito a organizzare e animare questo nuovo spirito di partecipazione alla vita scolastica sin dal Family Day del 20 giugno 2015 in Piazza San Giovanni a Roma, continuando a spargerne i semi su tutto il territorio nazionale negli anni seguenti con centinaia di incontri ed eventi formativi e informativi.

La possibilità di riferire personalmente al Ministro dell’Istruzione il grave disagio di centinaia di migliaia di genitori sommersi dalla “colonizzazione ideologica del Gender” denunciata anche daPapa Francesco è dunque un segnale positivo, anche se davvero troppo a lungo atteso. Documenti alla mano, abbiamo confermato al Ministro Fedeli la causa del nostro impegno: il diffuso ingresso nelle scuole italiane di ogni ordine e grado di attività sulla sessualità e sull’affettività fondate sulle più estremiste teorie di genere, che propongono a bambini e ragazzi l’idea di una identità sessuale fluida e manipolabile a piacimento giorno per giorno. La quasi totalità di queste iniziative è assunta da realtà appartenenti al movimento LGBT. Sul punto, il Ministro si è detto d’accordo nell’intendere “genere” come sinonimo di “sesso”, declinato dunque esclusivamente in senso duale al maschile e al femminile. Nello stesso senso sarebbe da intendere il riferimento all’educazione di genere presente nel comma 16 della Legge sulla cosiddetta “Buona Scuola”, poiché fondato sul recepimento in Italia della Convenzione di Istanbul contro la discriminazione e la violenza sulle donne e non su altre questioni di genere come quelle legate alla filosofia genderqueer e del femminismo radicale.

Non abbiamo potuto non far notare al Ministro che, al di là delle nostre e delle sue convinzioni personali, il concetto di genere è di per sé ambiguo e comunque diverso da quello di sesso, e la sua presenza nei testi di legge ad oggi consente, di fatto, alle associazioni LGBT di parlarne nelle scuole italiane nelle accezioni più ideologiche immaginabili.

Sul merito del problema, dunque, non possiamo dirci soddisfatti. Per quanto riguarda il metodo di coinvolgimento democratico e pluralista dei genitori nelle scuole, abbiamo lamentato la scarsa e del tutto insoddisfacente risposta istituzionale del MIUR, sia a livello nazionale che a livello periferico provinciale e regionale. Il nucleo della nostra richiesta è la profonda e radicale riforma dei processi con cui queste attività vengono proposte alle scuole per essere inserite nei loro piani dell’offerta formativa. Il metodo attuale, infatti, si configura come una sorta di delega in bianco che la famiglia si trova costretta a concedere alla scuola a pena di non poter iscrivere i propri figli.

Firmando e accettando all’atto di iscrizione il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), infatti, la famiglia non sa che cosa concretamente potrà essere svolto in classe in attuazione dei fini e degli scopi che il PTOF stesso richiama solo in modo generico e indefinito (ad esempio trattando di “contrasto al bullismo”). Pertanto abbiamo chiesto l’istituzione di una procedura di consenso informato preventivo, che fornisca alla famiglia, con congruo anticipo, ogni più specifico dettaglio sulle attività proposte: chi le svolgerà, su quali temi, con quali sussidi, etc. Su questo punto il Ministro si è detto d’accordo, segnalando che il Gruppo di lavoro recentemente costituito dal MIUR per la riforma generale della partecipazione scolastica delle rappresentanze di stuedenti e genitori, si occuperà anche in particolare di rinnovare lo strumento del Patto Educativo di Corresponsabilità (PEC), in cui dovrebbe essere inserito e rinforzato proprio il principio del consenso informato preventivo.

Da una parte, siamo soddisfatti di aver portato il tema del diritto di priorità educativa dei genitori nell’agenda ufficiale del Ministero dell’Istruzione. D’altro canto, non ci appare sufficiente l’eventuale richiamo del principio generico del consenso informato preventivo nel PEC, essendo invece necessaria l’istituzione di una procedura giuridicamente ben più stringente da fondare su fonti normative solide come la decretazione ministeriale se non proprio la Legge dello Stato. Abbiamo chiesto inoltre che chi non dovesse prestare il consenso possa essere esonerato dalla partecipazione e destinato ad attività scolastica alternativa. Su questo punto la chiusura del Ministro è stata invece netta. Ci chiediamo, allora, che sorta di conseguenza dovrebbe seguire all’eventuale diniego di consenso alla partecipazione del figlio da parte del genitore.

Anche sull’approccio di metodo, benché l’annunciata riforma del PEC possa costituire un momento positivo di confronto, che auspichiamo pubblico e trasparente, non possiamo considerare ancora minimamente assicurate le istanze che le famiglie ci chiedono di rappresentare e difendere. Per questi motivi, la mobilitazione delle nostre associazioni resta permanente su tutto il territorio e si prepara a dover sollecitare risposte più chiare e azioni più coerenti da parte del MIUR con altre manifestazioni locali e nazionali come quelle messe in atto negli ultimi mesi. Resta sempre valido l’invito rivolto a ciascun genitore di sentirsi personalmente coinvolto in questa partita partecipando da protagonista alla vita della scuola dove siano iscritti i propri figli.

Non Si Tocca La Famiglia + Generazione Famiglia + Comitato Articolo 26 + ProVita Onlus

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