Fa’afafine: il MIUR riconosce che serve il consenso informato. Ma i genitori reclamano risposte non parziali e definitive

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Il Ministro Fedeli, interpellata su Fa’Afafine, lo spettacolo gender rivolto alle scuole italiane le cui criticità vengono sollevate anche da esperti pedagogisti, ha risposto all’assessore all’Istruzione del Veneto con una lettera in cui afferma che è “Necessario il consenso dei genitori” e che verrà monitorata “qualsiasi situazione che possa essere oggetto di violazioni”.

La voce dei genitori, che negli ultimi mesi hanno messo in luce il problema dell’impatto delle teorie di genere sulla scuola pubblica e sulla libertà di educazione, si comincia evidentemente a far sentire.

A prescindere dai continui tentativi dei media di liquidare la questione come una mania (peraltro inesistente!) di estremisti retrogradi, addirittura favorevoli alle discriminazioni e “omofobi”, anche il MIUR non è più nelle condizioni di poter ignorare il problema “gender” nella scuola italiana ed il crescente movimento culturale ed associazionistico che, chiedendo il rispetto della libertà di educazione e rifiutando ideologie imposte dal servizio pubblico, non si accontenterà di risposte incomplete o promesse teoriche.

Impossibile negarlo: questa lettera è senz’altro un messaggio importante e un passo avanti nella direzione, auspicata da mesi. Va anche sottolineato però che in questa comunicazione del ministro, si riporta solo   quanto già disposto più di un anno fa con la nota MIUR 4321 del luglio 2015, cioè che “La partecipazione a tutte le attività extracurricolari, anch’esse inserite nel P.O.F., è per sua natura facoltativa e prevede la richiesta del consenso dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi se maggiorenni che, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza”.

Di fronte al rischio fondato di strumentalizzazione delle norme e del concetto di extra-curricolarità, e consapevoli che troppo spesso questa prassi non viene riconosciuta nelle scuole per le tante segnalazioni che ci provengono da genitori di tutta Italia, è d’obbligo oggi più che mai ribadire queste puntuali richieste:
1) priorità ai genitori: venga ufficializzato l’obbligo del consenso informato preventivo per tutti i temi educativi sensibili e divisivi, sia di carattere curricolare che extracurricolare; in particolare per quelli in applicazione del comma 16;
2) trasparenza: sia puntualizzato che vanno illustrati non solo i titoli, ma tutti i contenuti, i metodi e i requisiti dei promotori e degli operatori dei progetti didattici su queste tematiche;
3) coinvolgimento associazioni: vengano coinvolte le associazioni dei genitori nella progettazione di percorsi didattici contro le discriminazioni.

In particolare per quanto riguarda la problematica “gender” e di fronte all’evidenza che:

la scuola può certamente favorire la formazione alla parità tra i sessi, ma non può agire sull’identità delle persone, contraddicendo l’intervento educativo familiare ed esperienziale

– molte iniziative sull’educazione di genere mostrano quel carattere ideologico per cui si rese necessaria la circolare n. 1972 del MIUR che afferma “che tra i diritti e i doveri e tra le conoscenze da trasmettere non rientrano in nessun modo né ‘ideologie gender’ né l’insegnamento di pratiche estranee al mondo educativo” (link pdf) emessa appunto con l’esplicito intento di assicurare che, con o senza consenso, il Gender non sarebbe mai  entrato nella scuola

dobbiamo anche pretendere che siano rispettati i dichiarati intenti che hanno prodotto quella circolare, ossia escludere l’insegnamento di teorie gender nella scuola; necessità ribadita anche dalle nette dichiarazioni del sottosegretario al MIUR Gabriele Toccafondi il 28 Gennaio scorso (link facebook)

Solo in questo modo sarà garantito il pluralismo culturale della scuola e la libertà di educazione di tutti!

Sempre di più #liberidieducare

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